Un voto utile

Nicola Quatrano“L’unica vera novità della leadership di Walter Veltroni è il suo tentativo di eliminare la sinistra dal Parlamento italiano.
Ha tentato di farlo rompendo le tradizionali alleanze (dicendo che sarebbe andato da solo al voto, ma imbarcando poi Di Pietro e la Bonino) e ripetendo a più riprese che così hanno fatto anche i socialisti spagnoli (che però restano di sinistra e si guardano bene dal candidare un’esponente dell’Opus Dei con cilicio al seguito) e quelli tedeschi (che stanno cambiando idea però).
Cerca di ottenerlo col ricatto del meccanismo elettorale. Votate PD per non disperdere il voto, continua a ripetere, che è come dire: accettate un programma più o meno simile a quello della destra, pur di evitare un altro governo della destra.
E’ un ricatto, ma anche una truffa. Intanto non è affatto vero che i sondaggi consegnino la previsione di una parità, altissimo restando il distacco a favore del Popolo delle Libertà.
Poi, come hanno dimostrato gli studi di importanti istituti demoscopici, il vero voto utile contro Berlusconi al Senato è proprio quello dato alla Sinistra arcobaleno, perché se quest’ultima non riuscisse a raggiungere la soglia di sbarramento dell’8%, i suoi consensi sarebbero spartiti proporzionalmente tra i partiti più forti, aumentando il distacco tra la destra ed il PD.
Non si tratta solo meschina tecnica elettorale. Veltroni si sta veramente costruendo una immagine di leader populista in concorrenza con Berlusconi.
Il suo primo atto come presidente del nuovo Partito Democratico è stata la richiesta, subito accontentata, di un raid distruttivo della polizia contro un’incolpevole comunità romena, a mo’ di vendetta per la barbara uccisione di Giovanna Reggiani.
Qualcosa che ricorda le incursioni israeliane nella striscia di Gaza per punire la popolazione del fatto di essere palestinese, a conferma forse della particolare simpatia sempre dimostrata da Veltroni per Israele.
Ma il suo capolavoro è lo slogan sulla fine del conflitto tra capitale e lavoro, che é una affermazione puramente ideologica, anzi (ancora una volta) una truffa ai danni dei lavoratori.
Già lo diceva il paternalismo padronale e Veltroni lo ripete negli stessi termini: l’impresa dà da mangiare sia al padrone che ai suoi operai, quindi stanno tutti nella stessa barca e bisogna che remino insieme.
Però uno comanda e gli altri muovono i remi, e questa è già una prima – non irrilevante – differenza. E poi la torta é unica, così l’aumento dei salari comporta la contrazione del profitto e viceversa.
Allo stesso modo la flessibilità del lavoro significa sacrificio per il dipendente e opportunità invece per l’azienda.
E l’aumento dei ritmi significa rischio di incidentemortale per chi lavora e maggiore competitività dal punto di vista di chi dirige.
Gli esempi potrebbero continuare, ma è già chiaro che il conflitto tra capitale e lavoro esiste e non è cosa d’altri tempi. Sostenere il contrario – come fa Veltroni – non è solo falso, ma ha un obiettivo preciso: vuole togliere senso e forza alle esigenze della parte più debole, i lavoratori naturalmente, costringerli ad accettare il punto di vista di chi comanda, di chi dirige l’azienda, la guida e la fa crescere nella competizione del mercato.
Le esigenze dell’uomo che lavora, la ripetitività delle mansioni, l’espropriazione di vita, sono niente di fronte all’obiettivo comune: la crescita dell’impresa.
L’uomo lavoratore è una parte dell’impresa, come una macchina. E la sua vita è la vita di una macchina.
Cosi Veltroni candida, allo stesso tempo, un operaio della Thyssen e il presidente della Federmeccanica Massimo Calearo, ma sarà quest’ultimo a diventare ministro, non il primo. Con un programmino davvero appetibile: secondo lui, Guardia di Finanza e ispettori del lavoro devono fare come in Slovacchia, dove le ispezioni alla sua fabbrica sono precedute da una cortese telefonata di preavviso.
E poi candida Colaninno junior, un altro imprenditore che non si è fatto da sé, e Pietro Ichino, che predica da una vita l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, e i radicali, che hanno addirittura proposto un referendum per cancellarlo.
Sulle questioni internazionali non va meglio. Non una parola compare sulla Palestina nel programma del PD, che ribadisce però l’impegno italiano in Afghanistan e quello contro il “nucleare iraniano”.
Anche sui diritti umani Veltroni sta sempre dalla parte di quelli più facili, di quelli che fanno più audience: la Birmania, il Tibet, il Darfur. Ma non ha mai speso una parola sul Sahara Occidentale occupato dal Marocco, né sull’Egitto, sul Camerun, né sulle vere tragedie di un’Africa che paga, per prima e più drammaticamente, le convulsioni di un sistema tanto gradito all’occidente.
Veltroni è l’uomo delle parole, le distribuisce alle folle, e alle parole affida la composizione di contraddizioni insanabili: dice di essere il “nuovo” – ma lo fa ormai da diversi anni -, e dice di non essere mai stato “in fondo al cuore “ un comunista, pur avendo militato fin da giovanissimo nella FGCI e nel PCI.
Denuncia i drammi del precariato e va a braccetto con quella Confindustria che continua a magnificare i vantaggi della “flessibilità” del lavoro.
E da ultimo ha promesso la riduzione dei privilegi dei parlamentari, prima che qualcuno gli ricordasse che lui stesso è un baby pensionato parlamentare, con un appannaggio di circa 5000 euro al mese.
Come leader, durerà lo spazio di un mattino. La sua inconsistenza lo rende più simile a Sarkozy (già crollato nel gradimento dei francesi, a pochi mesi dalla sua trionfale elezione) che a un Bush o un Blair.
I suoi slogan sono ricicciati da Kennedy e da Obama, niente di originale, programmi di seconda mano. E lui non vincerà nemmeno, il massimo cui può aspirare è una sconfitta contenuta che costringa l’avversario ad un accordo.
Però è capace di provocare danni, il primo dei quali è la sparizione della sinistra dal Parlamento italiano, col ricatto del “voto utile” e la confusione di parole vuote, ma pronunciate con tanta convinzione.
La Sinistra Arcobaleno non è esaltante, ma è la sinistra che c’è: i più deboli hanno bisogno della sua esistenza per essere rappresentati. E’ bene pensarci prima di avallare con un tratto di matita l’unico obiettivo che la strategia veltroniana è oggi in grado di realizzare.
Nicola Quatrano (magistrato)

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