L’Italia cafona che gioca al “rosiko”

Molti tifosi che cercano di seguire il calcio con passione, ma anche con misura da sempre, lo avranno notato. Non è più possibile esprimere la propria rabbia o la propria delusione per un risultato negativo della propria squadra, senza che un cretino di turno (e ho la sensazione che faccia parte di una netta e ben rappresentata maggioranza) cerchi di trasformarla in frustrazione, affermando che rosichi. Così ogni tentativo di complimentarsi con il tifoso avversario o con la squadra che è riuscita a prevalere su quella per cui parteggi, è reso vano dall’atteggiamento di questi “bimbiminkia” del calcio parlato che popolano i bar nostrani e che sono punto di riferimento di trasmissioni sportive di dubbio gusto, dove “giornalisti tifosi” urlanti traspongono sul piccolo schermo questo concetto distorto della competizione. Ecco che, quindi, anche chi cerca di mantenere un minimo di “aplombe” perde le staffe e si lascia andare alle più becere controdeduzioni, invece di proseguire nell’atteggiamento più naturale, ovverosia quello di complimentarsi con l’avversario più forte. Purtroppo questo tipo di comportamenti è stato avallato da anni di “berlusconismo” e di “moggismo” dove l’importante non è solo vincere e dominare sul campo, ma anche irridere l’avversario e umiliarlo psicologicamente. E’ la stessa deriva della società che ha generato lo scontro in politica. Basterebbe osservare una delle tante repliche di Raisport, ad esempio una delle vecchie “Domenica Sportiva” dove al posto dell’attuale ed insulso Gene Gnocchi, un maestro del giornalismo come Beppe Viola sfoderava un sarcasmo gentile, dissacrante ma al punto giusto, quello di non irritare chi sta davanti al video, per capire come dopo un intensa serata di sport, si possano calmare gli animi. Ma nell’era di twitter questo non si può perchè a questo festival dell’idiozia non si sottrae nessuno, nemmeno cabarettisti di quart’ordine, attori e attoruncoli, ominicchi di spettacolo e quaquaraquà dei salotti. E poi ci stupiamo e ci domandiamo perchè in Italia, lo scadimento della discussione raggiunge livelli inaccettabili.