Archivi del mese: settembre 2013

Mobbing strutturato, nuova strategia aziendale

La nuova tendenza delle aziende italiane, specie quelle che vivono di appalti di stato o dell’amministrazione pubblica. Ignorare, sistematicamente, le istanze dei propri dipendenti e, ove possibile, minacciarli di farli inseguire da un legale. Puoi barricarti in una chiesa, come le cuoche alessandrine, o semplicemente attenerti ad un contratto nazionale o alla Costituzione, come ha fatto la FIOM a Pomigliano o alcuni impiegati di aziende di servizi. La lentezza della giustizia italiana permette, a chi ha maggior potere contrattuale, di fottersene delle istanze di un lavoratore. Affidarsi ad un avvocato costa, queste “ichneumona” di Stato lo sanno perfettamente, per cui conviene al dipendente soggiacere a qualunque condizione imposta dal datore di lavoro, anche la più infame. Così può capitare che un noto marchio di arredamento chieda ai suoi dipendenti di “accettare stipendi romeni”, riuscendo nella splendida opera comunicativa di “stare sui coglioni” ai propri lavoratori e alla Romania, additata ad esempio di nazione con livelli di retribuzione da fame. Puoi sbraitare, protestare, chiedere di attenersi a regole che loro stessi hanno firmato, anche quelle che restringono i tuoi diritti, accettare di guadagnare di meno, troveranno sempre un modo per riuscire a garantirsi il massimo dei profitti, lasciandoti le briciole. E la politica cosa fa? E’ immobile. La frase più gettonata è “non conosco la situazione della tua azienda, ma la crisi richiede, il mercato richiede, l’Europa richiede il massimo della tua disponibilità al minor prezzo per me”. Anzi, devi ringraziare perchè “in parlamento stiamo cercando di sconfiggere il vero male”. Non certo le tangenti che girano allegre tra aziende e funzionari di stato, come dimostrano diverse indagini, a cominciare dal G8 a La Maddalena e a L’Aquila, ma l’”annoso problema del pagamento delle aziende da parte delle Pubbliche Amministrazioni”, così i soldi della politica rientrano dalla finestra anzi, magari, in qualche angolo buio della “bouvette” del Parlamento. Insomma un nuovo “Mobbing strutturale” ma con il consenso di chi ci rappresenta nelle istituzioni, Non basta, neanche, provare ad alzare il livello dello scontro, per cercare di ottenere un livello minimo di decenza contrattuale, come ad esempio che ti vengano pagati gli straordinari o le trasferte con mezzi propri, perchè un “Mi manda Picone” qualunque è pronto a sfoderare il suo meraviglioso repertorio di comunicazione aziendale fatto di frasi come “attento ad andare a dire certe cose ai giornali perchè perdi credibilità” o “il tuo tempo libero impiegato nel sociale può essere causa di attrito con il cliente con cui hai a che fare tutti i giorni”. Insomma la vecchia riedizione del “tutto Casa, Azienda e Chiesa”, un nuovo modo mistico di intendere la tua esistenza anche al di fuori del tuo orario di lavoro, “Totus tuus”, guai a costruirti un modo di relazionarsi con il sociale che non sia quello che consenta al tuo cervello di essere riposto nel “cloroformio” come fai in azienda. Questa non è una solo una crisi economica, ma una crisi di valori, di dignità e di identità personale. Solo pochi, eletti e capaci di avere un potere contattuale possono permettersi di dire la loro, gli altri, zitti e lavorare, perchè “ce ne sono 5000 che sono pronti a subentrarti”. E poi parlano di competitività