Archivi del mese: aprile 2008

Io, “articolo di cancelleria”…

DepressoNon faccio mistero di attraversare, in questo momento, una situazione di forte e conclamata demotivazione professionale.
Durante la mia recente vita lavorativa mi è passata davanti gente che ha dimostrato la metà delle mie capacità di comprendere i problemi e di risolverli, ovunque vado ho cercato di trasmettere sempre oltre che la mia competenza anche la mia carica umana, ed è per questo motivo che sono apprezzato.
Ricordo, ancora, quanto sia stato utile un mio prontuario lavorativo fornito ai miei colleghi, peccato che qualcun’altro, molto scorrettamente, se ne sia poi attribuito il merito, di gente chi cerca di ingraziarsi le persone, dietro una finta parvenza di amicizia ne è pieno il mondo, forse è una regola non scritta di questo mondo.
Da qualche anno a questa parte i lavoratori impiegati nei servizi e nei call-center, da interlocutori affidabili per il cliente, sono diventati semplici “articoli di cancelleria”, siamo “risorse umane” non uomini, lavoratori di Serie C/D/Eccellenza, non conta più la nostra autorevolezza ma la nostra reale capacità di genuflessione verso il cliente, dimenticando però che, tante volte, è proprio il cliente che vorrebbe sentire la nostra illuminante opinione.
La tua frustrazione dev’essere, infatti, costantemente supportata dalla paura di perdere il tuo posto di lavoro, aumentata dalla prospettiva che alle soglie dei 40 anni, sei difficilmente spendibile sul mercato, farsi voler bene e lavorare con dilgenza è un dettaglio, non devi essere di ostacolo al “raggiungimento dell’obiettivo”, devi eseguire e basta.
Il posto di lavoro, una volta, era un misto di socialità, professionalità e idee, un piccolo laboratorio di benessere per il lavoratore e per il datore di lavoro.
Ora ti svegli con quella sensazione di inutilità e di visione nera del futuro, alleviata, dal fatto, che comunque “‘A da passà ‘a jurnata”.

Dedicato a Joseph e agli amici del Comitato Atu