22 ott
Illustre Ministro,
Le scrivo da cittadino e da lavoratore, per dimostrarle la mia preoccupazione circa i tagli che affliggono i bilanci del ministero da Lei presieduto.
Io sono un assistente sistemista presso il Palazzo di Giustizia di Alessandria e poi di Vercelli e, date le vicissitudini contingenti (economiche, contrattuali ecc..) dal 02/11/2006 sarò messo in cassa integrazione dalla mia azienda. Come me tutti i circa 1200 informatici dell’assistenza esterna in tutt’Italia.
Certo fino a qui questa mia lettera Le può apparire come un appello per la salvaguardia del mio posto di lavoro, e non nego che lo sia, ma La prego di considerare l’importanza fondamentale delle nostre figure all’interno degli Uffici Giudiziari:
Ci curiamo del corretto funzionamento dei sistemi informatici, provvediamo all’aggiornamento degli applicativi, eseguiamo manutenzioni correttive sugli archivi, indispensabili dato che ad inserire i dati sono umani e come tali soggetti all’errore, spesso fungiamo da tramite con gli sviluppatori dei vari applicativi per segnalare l’esigenza di interventi integrativi sui programmi in uso, affinchè meglio rappresentino l’iter procedurale, non di rado eseguiamo, sebbene ecceda dalle nostre mansioni, interventi sull’hardware, sempre più obsoleto ed inefficace.
Chiaramente il nostro quotidiano ci vede impegnati in svariate altre attività che non sto qui a citarLe.
Ora, il Ministero si è dato obiettivi ambiziosi: “Processo informatico”, “polisweb”, capillare informatizzazione, ma come sono perseguibili questi obiettivi se all’interno dei singoli Uffici Giudiziari manca la garanzia che negli archivi vi siano dati veritieri, scevri da errori di inserimento?
Come si potrà garantire che gli operatori annotino i provvedimenti dei magistrati quando, data una modifica procedurale, nessuno installerà tali aggiornamenti sui sistemi?
Confidando nel Suo interesse verso la questione in oggetto, La prego di voler intervenire con solerzia per sanare una questione che non solo rischia di mettere in ginocchio circa 1200 famiglie, ma l’intero apparato della giustizia italiana.
La ringrazio per l’attenzione
Fausto Mamberti
11 ott
Nel paese chiamato “Cialtronia”, nome con cui è ribattezzata l’Italia dalle persone con un minimo di senso civico, può accadere di tutto.
Accade che un tecnico informatico in servizio presso gli Uffici Giudiziari della Sicilia, venga interrogato in un’aula di udienza in merito ad alcune “talpe” in Procura della Repubblica che avrebbero usato i registri elettronici per trasmettere informazioni riservate, senza che l’azienda appaltatrice per cui lavora gli desse la benchè minima assistenza legale.
La lungimiranza del Giudice ha permesso che il tecnico, verbalizzate le dovute dichiarazioni inerenti i funzionamenti di tali sistemi, fosse tolto dall’imbarazzo e dalla situazione pericolosa.
Grazie, anche, a questa preziosa consulenza, gli inquirenti sono riusciti ad incastrare la “talpa” e il tecnico a scamparsela da una situazione pericolosa, dati i personaggi.
Siamo arrivanti, quindi, anche a questo a lasciare da solo un dipendente, già “precario”, costretto a subire tante volte la scortesia del “cliente” per cui lavora, incerto sul suo futuro nei Palazzi di Giustizia e messo alla berlina in situazioni imbarazzanti.
Complimenti, bel paese!