Archivio di settembre 2006

Pericolo “Bar Sport”

Bar Sport“Zappettando” fra i canali delle TV private italiane, ed in particolar modo dei cosiddetti circuiti nazionali, ci si può imbattere, sempre più spesso in trasmissioni televisive che si occupano di calcio con personaggi dal vago sapore “Biscardiano”, e in alcune di queste, sono visibili su una barra scorrevole posta nella parte inferiore dello schermo, i messaggi mandati tramite SMS dai telespettatori.
I contenuti oltre che essere banali e raccapriccianti con tifosi che si insultano reciprocamente con epiteti quali “vergognatevi”, “ridicoli” e con sarcasmo al limite del turpioloquio, rappresentano in maniera chiara e inequivocabile, lo scadimento di uno sport che comincia a mostrare un evidente logorio nella pazienza di quegli appassionati che, al contrario, vorrebbero, invece, vivere serenamente l’evento pallonaro independentemente dall’esito della partita della propria squadra del cuore.
Si sperava che “Calciopoli” potesse raffreddare gli animi e illuminare le menti di questi “decerebrati”, invece, l’incoscenza di alcuni direttori di testate giornalistiche compiacenti, li ha ulteriormente e pericolosamente esacerbati.

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  • Categoria: Calcio
  • DA LA STAMPA

    Divieto di informatica nella giustiziaAlcuni terminali si sono spenti, ieri a Palazzo di Giustizia, e non è stato possibile riattivarli. E’ andata così anche a Pinerolo, dopo che era mancata la corrente elettrica. Sino alla scorsa settimana i guasti venivano riparati, e in fretta, dai tecnici dislocati nei vari uffici giudiziari dalla Sisge di Rivoli, l’azienda che ha realizzato l’informatizzazione di tribunali e procure in Piemonte e ne ha assicurato la manutenzione sino alla scorsa settimana. Da lunedì, i call center sono chiusi e l’assistenza sistemica non esiste più: Sisge si è stufata di lavorare gratis e senza alcuna garanzia concreta di essere pagata (vanta con il ministero 7 milioni di crediti). I primi, parziali, guasti sono il segnale di un’imminente paralisi.
    Bruno Tinti, procuratore aggiunto e referente per l’informatica del distretto di Corte d’appello, va al sodo: «Noi magistrati non lavoriamo più da molti anni con carta e penna. Dai nostri computer tutto finisce in rete, dalle notizie di reato alle sentenze, passando per i provvedimenti di esecuzione. Va da sé che siamo dipendenti dell’informatica, come tutti gli uffici, pubblici e privati. E che arriveremo molto in fretta a non poter più fare i processi».
    L’alternativa è buttarsi sui pc portatili e affidarsi a stampanti e fax, ma, ahiloro, fra i tagli del ministero ci sono pure quelli per il funzionamento di quegli apparecchi: -40% nel 2005, -38% sull’anno prima nel 2006. Per non parlare dell’inchiostro, e di tutto il resto. Il guardasigilli Clemente Mastella ha messo sul sito del ministero una relazione sullo stato del dissesto finanziario del suo dicastero. Un disastro: 250 milioni di debiti che non risparmiano niente e nessuno: dai 146 milioni per l’informatica (la partita più drammatica e importante) ai 21 delle tasse dei rifiuti inevase. Soltanto la Procura generale di Torino attende da Roma i fondi per 10 mila mandati di pagamento arretrati nei confronti di interpreti, consulenti, periti, fornitori di ogni genere.

    C’è chi ha cominciato a pignorare. Ma cosa rimane su cui mettere le mani?
    Giampaolo Baldassi è l’amministratore delegato di Sisge: «Per fortuna abbiamo, con il tempo, diversificato e il ministero della Giustizia è solo uno dei nostri clienti. Ma lo stipendio lo dobbiamo pagare anche ai tecnici che hanno lavorato sino a qualche giorno fa, a tempo pieno, negli uffici giudiziari. Promesse tante e continue, ma, per un motivo o per l’altro non è stata registrata presso la Corte dei Conti la proroga che ci avevano fatto del nostro precedente contratto di manutenzione. Stando così le cose non abbiamo alcuna garanzia reale in mano».
    Servizio sospeso, terminali progressivamente bui come prospettiva certa: il procuratore generale Gian Carlo Caselli, di ritorno da un proficuo viaggio di lavoro in Romania, deve dar ragione a se stesso e alla sua relazione introduttiva dell’anno giudiziario in corso, «quando osservai che la riduzione degli stanziamenti alle spese strettamente necessarie, raccomandazione del ministro di allora, significava condizionare fortemente la domanda di giustizia, e perciò il rischio di minor sicurezza e di minor tutela dei cittadini».
    Con stanziamenti per l’informatica ridotti del 46% e destinati a far fronte in gran parte alla liquidazione dei vecchi debiti, Caselli anticipò nove mesi fa «il ritorno ai registri cartacei» e alla giustizia degli amanuensi, con le immaginabili ricadute sui tempi, già estenuanti, dei processi. «E dire che l’informatica era una delle famose “I” del programma del governo», chiosava allora Caselli.
    Il governo di centro-destra, ma adesso ce n’è un altro. «Ogni volta che abbiamo ricordato i problemi, questo dell’informatica per primo, ci è stato risposto che si sarebbe provveduto a breve. Certo, il dissesto non è colpa di questo governo, ma non ci si può limitare a gestire una situazione che porta all’asfissia, senza fare qualcosa di diverso».

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  • Categoria: Società 
  • Addio ad un gentiluomo

    Giacinto Facchetti“Caro Cipe, non sono riuscito a dirti quello che volevo….”, cominica cosଠl’estremo saluto del Presidente Moratti a Giancinto Facchetti, oramai ex-Presidente dell’Inter, 18 anni di emerita e felice carriera nell’Inter e nella Nazionale, simbolo di un calcio epico sepolto dalle vergogne di “Calciopoli” e del calcio business, che ha produto storture inaccettabili.
    Un commiato diverso da altri, Moratti avrebbe voluto avere più tempo per potersi scusare dei contrasti e delle incomprensioni avute con lui durante più di due lustri di collaborazione, “caso Zaccheroni-Mancni” compreso.
    Facchetti era un gentiluomo, ma d’altri tempi, inutile raccontare la vita di chi non ha mai potuto vederlo sennò nelle immagini d’epoca o nelle sue presenze come Massimo Dirigente della squadra nerazzurra.
    Le poche cose che ho potuto intuire di lui e della sua persona, sono l’estrema cortesia e la serenità  d’animo, mantenuti anche nei momenti più aspri, persino quando criticava Moggi e il sistema malato.
    Per questo si trova difficoltà  a parlarne male, anche i giudizi più avversi rigurado decisioni non condivisibili vengono stemperati dal ricordo di una figura mai schiva, ma che con grande riservatezza non ci aveva mai voluto far “pesare” nulla, nemmeno il suo male e il suo trapasso.
    Si è proprio vero, Caro Giacinto, hai onorato l’Inter e tutti noi.
    Ciao, calciatore gentiluomo.

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  • Categoria: Calcio