27 apr
Solo due settimane fa, il Milan ritardava l’avvio del match col Chievo per solidarietà con i giocatori aggrediti a Malpensa.
Pagine e pagine dedicate dai giornali alla cultura dello sport, alla civiltà del “saper perdere”, e alla necessità di formare i tifosi al rispetto, la lealtà e all’educazione.
Per questo è parso curioso il volto allucinato di Adriano Galliani al termine di Barcellona-Milan: invece di sottolineare lealmente e con cultura dello sport la buona semifinale giocata, formando così i tifosi al “saper perdere”, il dirigente lanciava strali contro l’arbitro, peraltro nella stessa intervista in cui segnalava Dida migliore in campo.
Nella sua concitata dichiarazione resterà come una perla indimenticabile il passaggio: “Solo tre minuti di recupero e mancavano ancora venti secondi quando l’arbitro ha fischiato”.
A molti la frase del rappresentante della Lega Italiana è apparsa patetica, ma non certo a noi che mastichiamo calcio e sappiamo oltrettutto che in patria il recupero di una partita è in funzione del risultato e dei contendenti.
Quei venti secondi erano un patrimonio anche per il Milan, che non aveva ancora tirato in porta. Lo scenario più probabile: il giocatore del Barcellona si libera del pallone, spedendolo in tribuna e colpendo un uomo che si rivelerà essere Elvis Presley.
Gilardino se ne fotte del rocker tumefatto e schizza a battere il fallo laterale, tirando con le mani una pezza incredibile che si infila nel sette.
Sconvolti dal pareggio 29.000 elettori del centrosinistra chiedono di cambiare il voto: a sedici secondi dal termine nasce il primo governo Calderoli.
Palla al centro, il Barcellona sbaglia la battuta, Rui Costa recupera e si lancia: ne scarta uno, ne scarta due, ne scarta tre, tunnel al quarto, tiro e… ok qui abbiamo esagerato.
Ricominciamo: Rui Costa passa a Kakà che parte a testa bassa. Mentre il brasiliano vola verso la gloria non marcato, il pallone resta a centrocampo: Ronaldinho, che oramai è innamorato del pubblico del Milan, ha una crisi di coscienza e di tacco sigla l’1-2 nella propria porta.
Mancano ancora la bellezza di 11 secondi: Deco tira da centrocampo, Dida respinge di pugno con una lecca che scavalca tutti e piega le mani al collega. E’ il 3-1 che ridicolizza le 30 rimonte guidate da “Comeback Kid” Joe Montana nel football americano. Nove secondi ancora: l’esecutivo Calderoli elimina l’ICI in Spagna.
Shevchenko pressa alto, soffia la boccia a Puyol e fa melina da solo. Con sette secondi da disputare, Bertinotti pretende la panchina di Rijkaard, mentre D’Alema, con un atto di responsabilità , cede al Gabibbo la precedenza di alaggio nel porto di Barcellona.
Intanto con un colpo a sorpresa, Gattuso rientra in campo e mangia il pallone; Belletti, dopo aver sbagliato una rete a porta vuota, glielo fa sputare. Ancora cinque secondi: Dida finge di avere l’influenza aviaria, Larsson ci casca e si ferma. Ci sarebbero tre secondi, ma l’arbitro fischia la fine. Adriano Galliani con sportività dichiara: “Bisogna fare i complimenti a questo Barcellona”.
Il presidente blaugrana mastica amaro: “Restavano tre secondi”. Nella foto, quella smorfiosa di Nellie Oleson de “La casa nella prateria”. Più in generale, quando il vertice odora di fogna, non si pretenda che la base profumi di violette.
23 apr
Stallo. E’ questa la parola più appropriata per definire la situazione politica italiana.
L’astensionismo ha fallito, quando il popolo è chiamato ad esprimere il proprio ideale di società si schiera o a sinistra dove si pensa che la ridistrubuzione della ricchezza e la certezza di un reddito siano la soluzione alle sofferenze delle famiglie, o a destra dove si pensa che il “self-made”, la competizione e il mercato possano far crescere il paese e gli stipendi degli italiani.
Tutto sta a spiegare che non è proprio così, che il sistema telefonico, energetico, le bollette di acqua e gas, il comparto assicurativo soffrono ancora di mancanza di concorrenza, che la qualità indiscussa dei nostri prodotti è minacciata da un mercato orientale che, giocoforza, ha prospettive migliori di quello italiano, causa la bassa contrattualità della loro manodopera.
Cosicchè sperando che la situazione cambi, ognuno vota secondo un modello che li farà sentire più ricchi.
Ed è qui, forse, l’errore più grande, pensare che la soluzione migliore sia sempre la nostra.
E se fosse un mix di questi due modi di vedere l’economia?
Utopistico? Avete mai sentito parlare di modello danese? Essere precario, significa per forza, lavorare ogni tanto e rimanere a braccia conserte e senza reddito per il resto del tempo?
E se si parlasse di formazione permanente o di riqualificazioni e riconversione?
E’ proprio sbagliata questa filosofia di “destrinistra” o di “sinestra”, per usare un’alliterazione impropria?
A voi le riflessioni….