Massimo MorattiL’ennesima stagione senza trofei è alle porte e, nonostante, la buona organizzazione di gioco espressa, Roberto Mancini si avvia a lasciare la panchina dell’Inter.
All’orizzonte si vede Rafa Benitez, assurto agli onori della cronaca per aver sconfitto in una notte incredibile di Maggio, il Milan targato “parmacotto” di Ancelotti, ma campione di mediocrità nella “Premier League”, dove naviga terzo ai margini della zona Champions a 17 punti dalla vetta, esattamente, se non peggio del tecnico di Jesi.
Il coraggio di fare un offerta importante al miglior allenatore e manager sulla piazza, Fabio Capello (capace di far vincere alla Roma uno scudetto dopo 18 anni), non è merce da inventario per la dirigenza interista.
Le strategie commerciali della squadra nerazzurra si basano, invece, sul mantenere quest’aria di sfigatelli, eternamente sbeffeggiati dai tifosi avversari, con una letteratura da perdenti di successo alla Severgnini ed una serie di tifosi celebri, dall’ultimo vincitore di Sanremo Povia, al comico Enrico Bertolino, dal regista premio Oscar Salvatores agli autori del programma di cabaret più famoso “Zelig” Gino e Michele, senza contare i giornalisti Gianni Riotta e Gad Lerner, i due “one man show” per eccellenza esistenti in Italia, Fiorello e Paolo Bonolis, la signora dei fornelli Antonella Clerici e i campioni d’incasso di cinema e teatro Aldo, Giovanni e Giacomo.
Così tra un’iniziativa benefica, un’ospitata in un’importante trasmissione sportiva, un convegno per ribadire la sua non assoluta subalternità alle due grandi e un buon numero di abbonati fra stadio e pay-tv, fra cui alcuni vip succitati, il massimo dirigente della “Beneamata” (il peggiore degli ultimi 40 anni di storia nerazzurra), si crogiola nella sua fama di perdente, allestendoci una formidabile operazione di marketing, condita da una mazzata periodica al sistema LEGA-FIGC, senza, però, perdere di vista il ritorno economico nello sponsorizzare la serie A e la Coppa Italia, entrambi targati TIM, società di uno dei suoi azionisti più importanti, Marco Tronchetti Provera.
Dimenticando nel frattempo che 11 giocatori, rigorosamente reclutati fra argentini, brasiliani e colombiani, scendono in campo, irritando oltre misura, tutti i tifosi che perdono tempo, passione e un buon numero di anni di vita, per vedere orrori assoluti come il primo tempo con la Roma e per ritrovarsi, in questo periodo della stagione, con il solito “brodino caldo” della Coppa Italia, in una sorta di remake periodico di un bellissimo film di Totò, “Miseria e Nobiltà “.
Solo che, anche con un “rinforzino d’uovo” di una Supercoppa TIM (splendidamente rappresentato cinematograficamente dal grande Tognazzi nei panni del nobile che fu di “Amici Miei”, Conte Mascetti), con questo andazzo, caro presidente, la nostra fame di vittorie non passerà mai.